giovedì 12 giugno 2008

(11/09/05): A Soft of Homecoming

Quella voce.
Quella voce che avevi conosciuto a 13 anni, tra i solchi di "One Tree Hill" e di "Red Hill Mining Town".
Che ti aveva stregato.
Quella voce che sapeva strapparti il cuore e buttarlo a terra, pulsante, sanguinante.
Che trasudava sudore, passione, lacrime.
Quella voce che credevi di aver perso ascoltando "The Fly" e che poi hai subito ritrovato ascoltando "One".

Quella voce, Dio, quella nuova voce che - ripudiando l'algido "Zooropa" - avevi insperatamente scoperto nelle tracce di "Ten", in quella "Black" così intensa.
Quella voce che da "Vitalogy" in poi è stata inopinatamente sminuita, alienata, rimpicciolita.
Quella voce che avevi di nuovo scovato tra le note di "The Bends", piangendo di fronte a una disperata "High and Dry" o a una dolente "Fake Plastic Trees".
(e ancora, dopo, in una "Exit Music", così adeguata alle ore che stavi vivendo)

Sì, proprio quella voce che per l'ennesima volta hai perso, dopo "Zooropa" e "Vitalogy", anche acquistando il pur pregevole "Kid A".
Quella voce che non hai più risentito, se non a sprazzi, se non abbozzata, se non dimezzata.

Quella voce ritorna oggi, più delicata ma non per questo meno ficcante, meno diretta al tuo cuore.
Ritorna tra le strofe sussurrate di "The Scientist", di "Fix You".

Ed è come tornare a casa.

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