giovedì 12 giugno 2008

linfa vitale

Non c'è due senza tre, dicono.
Non c'è due senza tre, dice la cosiddetta saggezza popolare.
E così, è la terza volta che tento di ripartire con un blog.

Per suggellare (quantomeno) una certa volontà del suddetto tentativo di essere "quello buono" (definitivo, direi), si decide di cambiare tutto: nuova è la piattaforma, nuovo il blog, nuova la grafica, nuovo il titolo ed inifine (ma chissà) nuovi i contenuti.

Innanzitutto, il titolo: linfa vitale (in minuscolo, dacché le maiuscole potrebbero imbarazzarlo).
Perché, cos'è, questa "linfa vitale"?
Presto detto: come vorrebbe suggerire la scelta del disegno di Escher, per me questa "linfa vitale" è la scrittura. Lo scrivere.

Se, io ahimé trentenne, io (mio malgrado) posato ingenere informatico, io (felicemente!) marito, mi guardassi indietro,
e dio sa se l'ho fatto,
per osservare l'io ventenne, l'io universitario, l'io timido abbozzo di bohemien che si faceva grande esercitando le arti del canto, del teatro e della prosa,
e mi domandassi cos'è che di questa vita ora totalmente "altra", di questa dimensione che ha contribuito a costruirmi e che adesso non vivo più, manca maggiormente alla mia anima,
risponderei
(dopo attenta, sofferta, profonda, contrastata, lunga riflessione)
lo scrivere.

E chi l'ha detto che il cambio di vita, di orizzonti, di modi e tempi di vivere, di età, debba per forza accantonare tutto quanto avevamo (faticosamente?) costruito?
Chi l'ha detto che il passaggio dal mondo di panna montata dell'università a quello ahimé più probante e responsabilizzante della vita oseremmo dire "vera", "reale", debba demolire quello che eravamo sull'altare di quello che vorremmo essere?
Senza stare a scomodare la sindrome di Peter Pan o la crisi dei trentenni (che potremmo entrambe affrontare in futuri scritti), ebbene, signori, la risposta è una sola. Un uomo ha diritto (pur nel baillamme del lavoro, della casa, delle bollette, della famiglia, dei figli) ad almeno un po' di sé stesso.

E questo "me stesso" che aono a recuperare, così da sentirmi appena più protagonista consapevole di una vita che non vuole trasformarsi in una sorta di passiva recitazione di un frenetico copione (nondimeno) sceneggiato da altri, è lo scrivere.

Così, dopo il precedente grappolo di post (un mero riportare quanto del vecchio blog non vorrei perdere) si partirà a far scorrere questa linfa vitale.
Sperando che non si esaurisca nel breve volgere di qualche mese.
Perché allora, ahimé, sarebbe triste davvero.

2 commenti:

Gilthas ha detto...

Mabbentornato!!! ;-)

Marco Brugnoli ha detto...

Grassie.... #^_^#
(piuttosto, tu che l'hai vista, lì a Torino, dimmi: fa a modo?)